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Archive for the ‘politica’ Category

Brunetta e il suo sito

Brunetta e il suo sito (offline)

E’ un momento particolarmente convulso per l’ICT e per la PA. Sono state pubblicate le regole tecniche (CNIPA) che di fatto recepiscono le criticità dell’attuale processo di firma digitale mentre impazza il phishing di poste italiane (e non solo phishing) con attori d’eccezione.

Gli stanziamenti per la banda larga sono stati congelati (sai, la crisi…) ma il Governo spinge sull’innovazione (?).

Si parla delle opportunità dei nuovi cantieri (?) mentre si riscrive il testo unico del pubblico impiego e la modalità di comunicare. Si, adesso tutto con la PEC, la posta elettronica certificata: siamo unici nel contesto europeo e sappiamo il fatto nostro. Tra le cose che sappiamo c’è anche il downtime del neosito riformabrunetta.it sotto attacco dos (praticamente non ha fatto in tempo ad esordire che è stato messo fuori gioco da un denial of service).

Le domande, lecite, sorgono  numerose…

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si può o almeno questo Governo ci prova C’è qualcosa di nuovo nell’aria. Anzi, nell’etere. Non si parla d’altro, almeno in Rete.

C’è chi lo descrive come un salto nel passato, chi spera possa essere solo frutto di ignoranza tecnologica.

Una cosa è certa: quello che è stato verbalizzato nella seduta n. 143 (resoconto stenografico) è estremamente pericoloso e inammissibile per uno Stato democratico.

 

Con il pretesto di un maggior controllo, favoriti dalla pressante insistenza con la quale i media ci inducono a ritenerlo estremamente necessario e impellente (“mai sentito “ce lo chiede il popolo“?) il Governo sta mettendo a punto una legge che, di fatto, tenta di imbavagliare la Rete e di metterla sotto il “controllo” di pochi.

Il testo dell’art. 50 bis del ddl “disposizioni in materia di sicurezza pubblica” è stato approvato al Senato: spostare la competenza dalla magistratura agli organi di pubblica sicurezza (leggasi Ministro degli Interni cioé il Governo) è estremamente pericoloso per una società democratica.
Forse i giovanissimi non si rendono conto delle implicazioni istituzionali di questa riforma ma stiamo imboccando la strada del regime e purtroppo sembriamo in pochi ad accorgercene.

Meno male che c’è Emilio Fede, il Grande Fratello, Amici e Beautiful: tutte icone sacre per quest’Italia che ci consentono dove appoggiare il neurone stanco.

Evidentemente imbavagliare la rete è prioritario rispetto alla class action, alle leggi sull’immigrazione, al sociale, ai contratti di lavoro, alla crisi economica, agli ammortizzatori sociali, alla difesa della laicità dello Stato… (questa poi è fantapolitica…). 

La logica è sempre la stessa: quello che non si riesce a governare e pilotare a proprio tornaconto si deve boicottare, oscurare, censurare, limitare possibilmente con l’opinione pubblica a favore…

Stanno creando nell’opinione pubblica il “bisogno” di censura, di controllo e di “rigore”: evidentemente la storia non ha insegnato abbastanza.
Non a caso è di qualche settimana fa la notizia che la CEI si è espressa contro il pericolo dell’ “individualismo interconnesso” (Facebook).  

Stranamente anche il Senatore Giampiero D’Alia (UDC) nel suo intervento fa riferimento a social network ed è proprio lui che dobbiamo ringraziare per il suo l’emendamento dell’ultima ora.

Per avere piena consapevolezza dell’arrogante ignoranza con cui i nostri politici discutono e decidono della nostra libertà leggete il testo completo dell’emendamento e la trascrizione stenografica per intero.

E’ scandaloso per una società democratica “rinunciare” ex lege alla libertà di pensiero e di espressione.

E’ imbarazzante pensare che l’opposizione si riduca ad un Di Pietro , peraltro accusato di vilipendio (ma avrà tutti i torti?).

La parola alla Camera (e all’opposizione, se esiste).

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Vi ricordate la class action, quell’azione collettiva risarcitoria introdotta dal Governo Prodi nella Finanziaria del 2008?

Quella.

Vi ricordate anche che a Luglio scorso il Governo Berlusconi ha sospeso la norma fino al 2009?

Bene, quella.

La scadenza è vicina quindi,  precisa una bozza di emendamento del governo, ancora non formalizzato, al ddl sviluppo all’esame del Senato, “l’azione collettiva risarcitoria, si puo’ esercitare *per gli illeciti compiuti successivamente al 1° luglio 2008*“. 

La finanziaria per il 2008 prevedeva che la stessa potesse essere promossa a partire dal primo luglio 2008, ma non era definito un termine per gli illeciti. Quindi poteva riguardare fatti commessi anche diversi anni prima, compresi i crack Cirio e Parmalat che hanno coinvolto migliaia di piccoli risparmiatori.

La bozza di emendamento del governo pone un termine agli illeciti, escludendo dalla class action quelli avvenuti prima del luglio 2008.

Il Presidente dell’Antitrust Catricalà sottolinea l’importanza di non indugiare oltre e di non escludere il passato.

Sarà … ma ho la sensazione che non si sia data molta enfasi a questa notizia.

O no?

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